25 Ottobre 2026

IL DOVERE DELLA MEMORIA

Esiste un preciso dovere etico e civile che, nella cultura attuale, ha un vero e proprio carattere di urgenza, che è quello della memoria. Ci stiamo assopendo, attraverso un tranquillo e inconsapevole appiattimento, alla riduzione sull’oggi: tutto deve essere “attuale”, con una durata minima perché, subito, ciò che è attuale è soppiantato dal nuovo che lo rende già vecchio. È la perversa logica del consumo che, mi viene da dire, ci sta veramente consumando il cervello e la coscienza.

E siccome ciò che ci sta dinnanzi non ha bisogno della storia, il cosiddetto nuovo vanta pure la pretesa di una originalità senza paragoni, anche quando è la brutta copia del già fatto. Ma sappiamo che le cose non stanno per nulla così. Qualsiasi evento accada ha sempre profonde radici immerse nella storia. Per traguardare qualsiasi futuro in modo sicuro, dobbiamo avere un profondo senso storico e sentircene intimamente “figli”. Basterebbe questa ragione per giustificare l’inaugurazione del monumento agli alpini che è stato realizzato a Cogoleto.

È lì, questo monumento, ad obbligarci alla memoria. Che non va confusa con una lunga lista di persone che ci hanno preceduto: è invece l’assunzione della vita di chi ci ha preceduto, che è stato capace di interiorizzare il meglio e che, a sua volta, ce lo ridona perché formi ora la nostra coscienza e la nostra non delegabile responsabilità. Gli alpini, come altri corpi militari, hanno attraversato e attraversano il dramma della guerra, pagata con prezzi inenarrabili sulla propria pelle.

Questo pesante e prezioso bagaglio, in nome della memoria, oggi deve tradursi nell’imprescindibile dovere di essere costruttori di pace. Già troppi oggi, in nome di una amnesia diffusa e distruttiva, si sono trasformati in solerti produttori di morte per schiere di innocenti, garantendo loro un ulteriore futuro di morte con folli investimenti negli armamenti. Davanti a questa deriva, ancora di più la memoria deve diventare un connotato preciso che orienta la società a sognare un mondo di pace, perché solo chi sa sognare ha in tasca la storia, sa costruire un futuro diverso, restando con i piedi ben piantati nella realtà, questa nostra realtà che ci vede gli uni a fianco degli altri come fratelli e non come nemici.

E, da cristiano, ci tengo a sottolineare che Cristo, di se stesso per noi, ha voluto che restasse un “memoriale”, cioè il suo costante farsi presente nell’eucarestia, perché continuassimo a restare fedeli al suo vangelo e presenti nella storia come veri “costruttori di pace”. Un monumento ci mette di fronte a tutto questo e, se ci riesce, realizza a pieno il suo “essere lì” per tutti.

Don Antonio Ferri

 

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