
Sabato 28 febbraio 2026, nella suggestiva cornice di Bassano del Grappa, si è svolta la cerimonia di consegna del cappello alpino ai Volontari in Ferma Prefissata (VFI), un momento solenne e carico di significato che segna l’ingresso ufficiale dei giovani militari nella grande famiglia delle Truppe Alpine.

La città, profondamente legata alla storia degli Alpini, ha accolto parenti, autorità civili e militari, tanti Alpini in congedo dell’Associazione Nazionale Alpini e numerosi cittadini, accorsi per condividere un traguardo che rappresenta non solo la conclusione di un intenso percorso addestrativo, ma anche l’inizio di una nuova responsabilità.
Il cappello alpino, con la sua inconfondibile penna, non è un semplice elemento dell’uniforme: è simbolo di appartenenza, spirito di sacrificio e tradizione. L’evento ha segnato il culmine di un percorso formativo d’eccellenza per 153 giovani soldati del Corso “Adamello III”, inserendosi in una cornice cittadina che da oltre un secolo vibra in simbiosi con le tradizioni delle Penne Nere.

L’analisi di questa settimana celebrativa e addestrativa permette di comprendere come l’Esercito Italiano stia coniugando il rispetto per una storia secolare con le necessità imposte dai nuovi scenari operativi globali, dove il mountain warfare e l’innovazione digitale convergono.
Il culmine della manifestazione è avvenuto sabato 28 febbraio alle ore 15:00 in Piazza Libertà, davanti alla Chiesa di San Giovanni. La piazza, riconsegnata alla cittadinanza e alle autorità dopo le operazioni di pulizia postmercato terminate alle 13:30, era gremita di persone, segno di un’affettività che non accenna a diminuire.

La cerimonia ha seguito un protocollo rigido ma profondamente emozionale. Dopo lo schieramento dei 153 allievi, si è proceduto alla benedizione dei cappelli alpini, il copricapo che dal 1872 distingue la specialità.
Il momento più significativo è stato l’imposizione del cappello: non una semplice distribuzione, ma un atto individuale compiuto da alpini in congedo dell’ANA e dalle autorità presenti, tra cui il Sottosegretario Isabella Rauti e la Medaglia d’Oro al Valor Militare Serg. Magg. Andrea Adorno.
L’imposizione del cappello da parte di un “vecio” a un “bocia” (come vengono chiamati in gergo alpino i veterani e le reclute) simboleggia l’accoglienza formale nella famiglia alpina. Questo passaggio di testimone garantisce che i valori di sacrificio e servizio vengano tramandati intatti.
Da quel momento, i giovani militari non sono più solo soldati, ma “Alpini”, portatori di un’identità che li accompagnerà per tutta la vita, sia nei futuri reparti di destinazione sia nella società civile.
