La presentazione del libro “Teresio Olivelli – Ribelle per amore” del professor Anselmo Palini, tenuta il 15 febbraio scorso, aveva portato se un seme, quello della pace. Sapientemente curato dai componenti dell’associazione “Pax Christi Punto Pace Cogoleto Helder Camara” da quel seme è nato qualcosa.
Pianta, germogli, fiori e infine un frutto, rappresentato da una panchina dedicata al beato Teresio Olivelli. Un vero e proprio simbolo della nostra ricerca di pace, di cui c’è tanto bisogno in questo momento. Come Alpini, portatori di pace e speranza per il nostro prossimo, abbiamo con molto piacere raccolto l’invito a collaborare a questa iniziativa, insieme al Comune di Cogoleto.
Abbiamo così dato la nostra disponibilità a restaurare e sistemare la panchina. La scelta della panchina è caduta su quella di fronte al nostro monumento, recentemente inaugurato, per il fatto che il beato Olivelli era un Alpino. Grazie al lavoro dei soci Marco Ragni, Mauro Mignone e Roberto Castagno, è stata smontata, carteggiata, verniciata e poi rimontata.
Il colore prescelto è stato il verde, un colore che caratterizza gli alpini da sempre, quelli in servizio che sul colletto della divisa portano le mostrine verdi, e quelli come noi in congedo e iscritti all’Associazione Nazionale Alpini, il cui logo è anch’esso verde.
La targhetta con la dedica riporta la definizione di “Ribelle per amore” di Teresio Olivelli, uomo di pace e di sacrificio per il suo prossimo, avendo messo la sua vita al servizio degli altri, fino a perire nel tentativo di difendere i più deboli.
Nel 2018 Papa Francesco lo ha proclamato beato, riconoscendo il suo martirio nel campo di prigionia di Hersbruck in Austria, dove era stato internato e dove è morto per le percosse subite nel tentativo di difendere un compagno malato, che stava amorevolmente assistendo.
La nostra speranza è che, chi si siederà sulla panchina, vedendo la targhetta di intitolazione, possa incuriosirsi e riflettere sul valore della pace. Soprattutto oggi, periodo in cui la guerra si è affacciata anche sul nostro continente, a poca distanza dalle steppe russe dove, nella Seconda guerra mondiale, tanti giovani italiani e non, sono rimasti, senza più tornare “a baita”.
Il villaggio di Valujki, dove cessò di esistere la “Cuneense” sopraffatta dall’esercito russo, dista solo 25 Km dalla linea del fronte della guerra tra Russia e Ucraina.
