9 Settembre 2026

San Giovanni Paolo II, nato Karol Józef Wojtyła il 18 maggio 1920 a Wadowice, in Polonia, è stato uno dei Pontefici più amati e influenti della storia contemporanea. Eletto al soglio pontificio il 16 ottobre 1978, fu il primo Papa non italiano dopo oltre quattro secoli e guidò la Chiesa cattolica fino alla sua morte, avvenuta il 2 aprile 2005. La sua figura è ricordata per il ruolo svolto nel dialogo tra i popoli, nella difesa della dignità umana e nella lotta contro i totalitarismi del Novecento.

Tuttavia, accanto alla dimensione spirituale e pastorale, vi è un aspetto della sua personalità che ha lasciato un segno profondo soprattutto nel mondo alpino: il suo straordinario amore per la montagna. Per Karol Wojtyła la montagna non fu mai soltanto un luogo di svago. Fin dalla giovinezza, trascorsa tra i monti Tatra e i Carpazi polacchi, egli sviluppò un rapporto intenso con l’ambiente alpino, considerato una vera scuola di vita. Escursionista instancabile, sciatore appassionato e alpinista prudente ma determinato, trovava nelle vette un luogo privilegiato per la meditazione e per l’incontro con Dio.

Amava ripetere che le montagne rappresentavano un “altare naturale”, un luogo nel quale il creato manifesta con particolare evidenza la grandezza del Creatore. Anche quando divenne sacerdote e poi vescovo di Cracovia continuò a organizzare escursioni con i giovani, celebrando spesso la Messa all’aperto, tra boschi e pascoli, utilizzando uno zaino come improvvisato altare. Da Papa non rinunciò mai a questa passione. Ogni volta che gli impegni glielo consentivano cercava rifugio tra le montagne, lontano dai protocolli e dalle cerimonie ufficiali.

Le sue vacanze in Valle d’Aosta, in Abruzzo e soprattutto sul massiccio dell’Adamello sono rimaste nella memoria collettiva. Celebri furono le giornate trascorse sul ghiacciaio dell’Adamello insieme alla guida alpina Lino Zani, che per molti anni lo accompagnò durante le escursioni e le sciate. In quota Giovanni Paolo II alternava momenti di sport a lunghe soste contemplative, durante le quali pregava e meditava immerso nel silenzio delle vette. Chi ebbe il privilegio di accompagnarlo raccontò che la montagna era per lui un autentico luogo di dialogo con Dio.

Questa passione lo portò naturalmente a sviluppare un rapporto speciale con gli Alpini, nei quali riconosceva valori che gli erano particolarmente cari: il sacrificio, la solidarietà, l’amore per la patria, la fraternità e il legame profondo con la montagna. Giovanni Paolo II guardava con sincera ammirazione alle Truppe Alpine dell’Esercito Italiano e agli Alpini dell’Associazione Nazionale Alpini, apprezzandone non solo le capacità operative ma soprattutto l’impegno civile e umanitario. Uno degli episodi più significativi avvenne nel maggio del 1979, pochi mesi dopo la sua elezione.

In occasione della 52° Adunata Nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini, celebrò la Messa in Piazza San Pietro davanti a decine di migliaia di penne nere provenienti da tutta Italia. Fu una giornata memorabile. Al termine della celebrazione il Pontefice chiese di poter indossare un cappello alpino durante la benedizione finale. Quando apparve con il caratteristico copricapo ornato dalla penna nera, la piazza esplose in un lunghissimo applauso. Quel gesto semplice ma carico di significato consolidò immediatamente il legame affettivo tra il Papa polacco e gli Alpini.

Da allora molti iniziarono a chiamarlo affettuosamente “il Papa alpino”. Nel corso del suo pontificato i contatti con il Corpo degli Alpini furono numerosi. In diverse occasioni ricevette delegazioni delle Truppe Alpine e dell’Associazione Nazionale Alpini, incoraggiandole a proseguire nelle opere di solidarietà che da sempre caratterizzano il mondo delle penne nere. Giovanni Paolo II apprezzava in modo particolare la capacità degli Alpini di trasformare il ricordo delle sofferenze della guerra in un impegno concreto a favore della pace e della fraternità tra i popoli.

Non mancarono gli incontri con reparti in armi durante esercitazioni, pellegrinaggi e celebrazioni religiose. Gli Alpini vedevano in lui un uomo che conosceva davvero la montagna, la fatica delle salite e il valore della cordata. Non era un osservatore esterno, ma qualcuno che aveva vissuto personalmente l’esperienza dell’alpinismo e della vita all’aria aperta. Questo contribuì a creare un’intesa spontanea e sincera. Anche l’Associazione Nazionale Alpini mantenne con Giovanni Paolo II un rapporto privilegiato.

Numerose adunate e pellegrinaggi alpini furono accompagnati da messaggi pontifici nei quali il Papa invitava le penne nere a custodire i valori della solidarietà e del servizio. Particolarmente apprezzata era la grande opera di volontariato svolta dagli Alpini in occasione di terremoti, alluvioni e calamità naturali. Wojtyła vedeva in queste attività una testimonianza concreta della carità cristiana e dell’amore verso il prossimo. Dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 2005, il ricordo di Giovanni Paolo II è rimasto profondamente radicato nel mondo alpino.

Molti gruppi ANA gli hanno dedicato monumenti, cappelle e iniziative commemorative. Nelle sezioni alpine il suo nome continua a essere evocato come esempio di fede, coraggio e amore per la montagna. Le immagini del Pontefice con gli sci ai piedi, con il bastone da escursionismo o con il cappello alpino in testa rappresentano ancora oggi un simbolo dell’incontro tra spiritualità e cultura della montagna. Per gli Alpini, Giovanni Paolo II non fu soltanto un Papa amico.

Fu uno di loro nello spirito: un uomo capace di comprendere il significato profondo delle cime, della fatica condivisa e della fraternità che nasce lungo i sentieri. Nelle sue parole e nel suo esempio essi riconobbero gli stessi valori che animano da oltre un secolo il Corpo degli Alpini e l’Associazione Nazionale Alpini. Per questo il ricordo di Karol Wojtyła continua a vivere tra le montagne, tra le penne nere e nelle tante comunità alpine che ancora oggi lo considerano il più alpino dei Pontefici.

 

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