9 Settembre 2026

Penso che non ci siano, almeno in Italia, manifestazioni o eventi, che abbiano la capacità di trasformare così profondamente una città come l’Adunata Nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini. E questo non per qualche ora o per un giorno, ma bensì per tre giorni consecutivi.

Ripeto spesso a me stesso, e lo dico anche a chi non è mai stato al nostro principale appuntamento associativo dell’anno, che finchè non vedi con i tuoi occhi e non provi in prima persona, è difficile capire ed immaginare cosa sia l’Adunata Nazionale degli Alpini.

Non è solo una città italiana che si trasforma, pacificamente invasa da un fiume di penne nere. Non è un evento che, per chi osserva da fuori, potrebbe apparire come una grandiosa e festosa parata militare, condita da fanfare, cori, grandi mangiate e bevute.

Ridurre l’Adunata a questo sarebbe come osservare una montagna solo dalla sua base, ignorandone la vetta maestosa e le valli profonde. Per un Alpino, l’Adunata è un richiamo che viene da lontano, un sacro pellegrinaggio, il culmine di un anno di attesa e, soprattutto, la manifestazione tangibile di un’identità e di valori che non conoscono limiti temporali.

Sotto ogni cappello alpino, arricchito dalla storia personale di chi lo indossa, c’è il peso della storia. Ci sono i caduti in Africa, i ragazzi del ‘99, i bocia e i veci che non hanno fatto ritorno dalla Grecia, dall’Albania e dalle steppe gelide della Russia, i partigiani con il cappello alpino morti per la libertà fino alle penne nere “andate avanti” in Afghanistan.

Quello che caratterizza gli Alpini è un inimitabile “Spirito di Corpo” forgiato sotto la “naja alpina”, un periodo di servizio obbligatorio che per le sue caratteristiche sfidanti, dovute alla particolare ambientazione, cioè la montagna, creava un legame particolare tra i commilitoni. Durante l’Adunata per un Alpino, incontrare un altro Alpino, anche sconosciuto, significa riconoscersi immediatamente.

Questa fratellanza è il vero cemento della nostra Associazione. E l’Adunata è il posto dove questo spirito si ingrandisce in maniera esponenziale. E’ l’occasione dove riabbracciare il compagno di branda dopo decenni che non lo vedi, dove fare festa insieme agli amici del Gruppo con cui condividi un sacco di iniziative durante l’anno. Non importa l’età, il grado, da che parte d’Italia si viene, è il posto dove semplicemente si è Alpini.

Ci si trova tutti nella stessa città, una volta all’anno, per testimoniare dei valori, in un periodo in cui l’individualismo impera, in cui nessuno sembra volersi prendere degli impegni, dove troppo spesso si sente parlare di diritti, ma nessuno più pensa che prima vengono i doveri. E’ in nome del senso del dovere che gli Alpini oggi portano avanti i loro valori, che parlano di solidarietà, volontariato, attaccamento alla patria e alle istituzioni democratiche e gratuità del servizio.

E questi valori si traducono in azioni concrete durante l’anno, nel volontariato che i gruppi alpini fanno all’interno delle loro comunità, ma anche con l’impegno e la presenza massiccia ed efficiente della nostra protezione civile, nelle calamità naturali e non. L’adunata pertanto non è un evento autocelebrativo, ma soprattutto un modo per dire al paese e a tutti gli italiani, che esiste un’Italia generosa, operosa e capace di grandi gesti grazie alla coesione che caratterizza gli Alpini e l’A.N.A. e che vuole essere d’esempio, soprattutto per le nuove generazioni.

L’Adunata unisce in sè festa e tradizione, in città la musica delle fanfare che suonano sfilando per le vie si mischia ai canti, quelli spontanei magari accompagnati da una fisarmonica ai tavolini di un bar o a quelli dei cori che si raggruppano sotto un porticato o in una chiesa aperta ai visitatori. Il venerdì e il sabato sera, sono tantissimi i concerti dei cori A.N.A. e non, nelle chiese di tutta la provincia che ospita l’Adunata.

Si crea così un’atmosfera unica, di allegria e amicizia, e chi ha la fortuna di viverla anche solo come spettatore, non può che rimanerne folgorato ed impressionato. Ma l’Adunata è anche un organismo assai delicato, passatemi il paragone, come una di quelle razze animali che al mutare delle condizioni ambientali si trova in difficoltà. Le condizioni ambientali, per gli Alpini e per l’A.N.A., infatti sono cambiate e continuano a cambiare velocemente, e per condizioni ambientali intendo la società.

Se la maggior parte dei partecipanti, vive i giorni dell’Adunata nella maniera giusta, con lo spirito si di divertirsi, ma senza eccedere e tenendo fede ai valori di cui vogliamo essere portatori, ci sono alcuni che vanno oltre, Alpini e non solo. Ed è così che la festa rischia di essere rovinata.

Attratti dalla promessa di un grande evento a cielo aperto, dove l’alcol scorre facilmente e i controlli possono essere allentati dalla vastità della folla, arrivano da ogni dove persone, soprattutto giovani, che comprano in una bancarella, magari anche abusiva e non autorizzata, un cappello alpino che più farlocco non si può.

Questi “finti Alpini”, o “Alpini dell’ultima ora”, si comportano spesso come se l’Adunata fosse un grande rave party o un festival musicale senza regole. Si lasciano andare, in modo significativo, a quegli episodi di ubriachezza, schiamazzi e comportamenti indecorosi che poi finiscono sulle cronache locali e nazionali.

Sappiamo tutti cosa è successo negli ultimi anni, a partire da Rimini in poi, ormai ci aspettano al varco. Per l’Associazione Nazionale Alpini, gestire questo fenomeno è estremamente complesso se non impossibile. La sfida è quindi quella di proteggere l’Adunata da queste derive che possono portare ad un danno reputazionale della nostra associazione.

Luca Parenti
Capogruppo

 

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