
Immaginate un battaglione di Alpini della divisione Julia, il “Gemona”. Immaginate un battaglione di reduci di una campagna militare durissima, che dal 28 ottobre 1940 hanno combattuto contro un esercito greco molto agguerrito e motivato nel difendere la loro patria. Immaginate soldati che hanno sfidato la disorganizzazione del Regio Esercito, l’inadeguatezza degli armamenti, montagne poco conosciute, le poche vie di comunicazione e un tempo inclemente che ha trasformato tutto in un mare di fango e neve.
Immaginate di passare dall’inferno del Monte Golico, dove molti di loro rimarranno per sempre, fino ad arrivare alla fine delle ostilità il 23 aprile 1941, avvenuta solo grazie all’intervento dell’esercito tedesco. Immaginate poi un periodo di riorganizzazione, di presidio dei territori occupati, di relativa pace e calma. E mentre all’orizzonte si prospetta una nuova campagna in una terra molto più lontana, immaginate il battaglione che si imbarca per tornare in Italia a casa.
Immaginate le aspettative di quegli Alpini, poter riabbracciare i propri cari, i propri affetti, le madri le mogli e i figli. Il 28 aprile 1942 la nave “Galilea” salpa da Patrasso con a bordo il “Gemona” alla volta di Bari. La nave faceva parte di un convoglio di 12 navi tra civili e militari. Durante il giorno la navigazione è regolare senza intoppi, ma alle 22.50 il “Galilea” viene attaccato e colpito dai siluri del sottomarino britannico HMS proteus. Comincia così un agonia di 5 ore, nelle quali per diverse motivazioni si consumerà la tragedia.

I soccorsi che arrivarono dalla vicina Grecia furono tardivi a causa delle comunicazioni lente e confuse. La nave aveva a bordo quasi il triplo di passeggeri che avrebbe potuto portare e questo sicuramente fu un altro svantaggio perché non c’erano sufficienti scialuppe di salvataggio. Dai documenti sono emerse delle mancanze da parte del “caposcorta”, il mezzo che avrebbe dovuto controllare l’intero convoglio il “Piemonte”. Le direttive furono confusionarie e così le altre cinque imbarcazioni si allontanarono velocemente per evitare ulteriori attacchi, continuando la rotta verso Bari e lasciando il “Galilea” sprofondare lentamente.
In ultimo tanti Alpini, gente di montagna, brava a muoversi nel suo ambiente naturale, non sapeva nuotare. Delle 1350 persone imbarcate se ne salveranno solo 280 e tra di loro pochissimi Alpini, decretando la fine del battaglione “Gemona” che verrà ricostituito per essere schierato con tutta la Divisione “Julia” in Russia sul Don all’interno dell’ARMIR. Il sacrificio del “Gemona” sia nella campagna di Grecia che nell’affondamento del “Galilea” varrà alla bandiera di guerra del reparto la Medaglia d’oro al Valor Militare.
