Qualcuno potrebbe considerare anacronistico, forse superfluo e datato, inaugurare oggi un Monumento all’Alpino. Siamo nuovamente circondati da guerre molto vicine. Lo spettro del passato ci sta cadendo addosso in tutta la sua drammaticità storica. E l’Alpino è e resta un soldato, necessariamente simbolo di guerra. Ma l’Alpino, prima di tutto, prima di indossare il suo Cappello, era un montanaro o un contadino che è dovuto partire con la morte nel cuore, lasciando le famiglie, vecchi donne e bambini, soli e negli stenti, private delle sue forti braccia.
Poi la guerra l’ha fatta, e l’ha fatta con senso del dovere, con onore e senza mai dimenticare l’umanità, essenza del suo passato nelle valli e nei campi. Ma esiste anche un’Alpino che la guerra non l’ha mai fatta. In questi ultimi ottant’anni l’Associazione Nazionale Alpini è sempre stata in prima linea sul fronte del volontariato divenendo una delle più numerose e organizzate colonne di Protezione Civile del nostro paese. Noi ricordiamo. Ricordiamo i tanti ragazzi, senza nessun colore politico, che non sono riusciti a tornare e sono restati sotto il fango di Albania o sotto la neve di Russia alzando a Dio la loro ultima preghiera per la famiglia restata sola.
Noi ricordiamo ottant’anni di presenza sui teatri dei disastri, a iniziare dal Friuli, per portare un sorriso e tanto lavoro gratuito per aiutare. Noi ricordiamo i nostri campi scuola, che non vogliono catechizzare ma vogliono sensibilizzare i giovani a valori civili e responsabili ormai in disuso in questa triste società contemporanea. Tutto questo e molto altro ancora vuol dire inaugurare oggi a Cogoleto un monumento all’Alpino.
A quel qualcuno o a quei tanti che lo guarderanno con sufficienza o, peggio, con spirito polemico, dico che i nostri valori non sono mai cambiati, viaggiano ben più alti di misere e passeggere dottrine politiche; noi Alpini siamo orgogliosi dei nostri valori, del nostro passato e del nostro presente.
E ricordiamo.
Stefano Pansini
Presidente sezionale
