A centodieci anni dalla sua scomparsa, la figura di Luigi Ferraris, leggendario calciatore e tenente caduto durante la Prima Guerra Mondiale, è stata onorata attraverso due significative commemorazioni che hanno unito il fronte montano dove perse la vita con lo stadio di Genova che porta il suo nome. Luigi Ferraris nacque a Firenze il 18 novembre 1887, crescendo successivamente a Torino, sebbene la sua famiglia fosse originaria di Saluzzo, in Piemonte.
Dopo aver frequentato il Liceo ginnasio Andrea D’Oria a Genova, diplo mandosi nel 1906, proseguì gli studi al Politecnico di Milano, laureandosi in ingegneria nel 1911. Prima della guerra, lavorò come ingegnere, prima presso le Officine Elettriche Genovesi (OEG) a San Fruttuoso e poi alla Pirelli di Milano. La sua carriera sportiva si sviluppò nel Genoa.
Ricordato come uno dei grandi pionieri del calcio italiano, militò nel Genoa CFC dal 1902 al 1911, la squadra più titolata d’Italia in quel periodo, si distinse come difensore centrale instancabile (“centromediano“, come usava dire allora), aiutato dai suoi 187 centimetri di altezza, dotato di grande visione di gioco, lealtà sportiva e un innato senso di leadership che lo portò a indossare la fascia da capitano.
I suoi duelli in mezzo al campo e la sua dedizione alla maglia rossoblù, lo resero rapidamente un idolo dei tifosi e un esempio di sportività e talento. Allo scoppio della guerra Ferraris scelse di arruolarsi volontario nell’Esercito, raggiungendo il grado di tenente. Cadde sul fronte del Monte Maggio, nelle Prealpi Venete, a soli 27 anni (o 28 anni non compiuti).
Morì il 23 agosto 1915 alle ore 9:45, colpito da un proiettile d’artiglieria da 152 shrapnel, mentre era impegnato in missione in Val Posina. La notizia della sua morte giunse alla famiglia solo il 28 settembre dello stesso anno. A Ferraris fu insignita la Medaglia d’argento al valor militare. A lui fu intitolato lo stadio comunale di Genova (oggi Stadio Luigi Ferraris) il 1° gennaio 1933, in occasione del quarantennale del Genoa.
Questa intitolazione fu promossa dal padre di Luigi, Ettore. Durante la cerimonia di intitolazione del 1933, la sua medaglia d’argento fu simbolicamente sotterrata in prossimità della porta di gioco sotto la Gradinata Nord. Ferraris detiene il triste primato di essere stato il primo calciatore di militanza rossoblù a cadere durante la Grande Guerra.
Domenica 20 luglio 2025, si è svolta una significativa cerimonia commemorativa sul Monte Maggio, nel Vicentino, 110 anni dopo la morte di Luigi Ferraris. L’evento ha reso omaggio all’eroe nel luogo esatto dove perse la vita nel 1915. La cerimonia è stata resa possibile grazie a un meticoloso lavoro di ricerca storico-documentario, supportato dall’archivio del cappellano militare dell’epoca, Don Francesco Galloni, che ha permesso di individuare con precisione il sito originario della sua prima sepoltura.
L’iniziativa è stata promossa e organizzata dai Comuni di Laghi e Folgaria, dalla Fondazione Genoa 1893 ETS, dall’Associazione Club Genoani (ACG) e dal Gruppo Alpini di Laghi e Arsiero. Alla cerimonia, svoltasi alle 11:30, hanno partecipato una folta delegazione di tifosi del Genoa, autorità civili e militari, rappresentanti delle associazioni storiche e alpine, e parenti diretti di Ferraris.
Tra i presenti figuravano il pronipote Paolo De Chiesa, noto sciatore e componente della famosa “valanga azzurra” e dopo commentatore sportivo RAI, e Monsignor Mario Vaccari, Vescovo di Massa Carrara e pronipote di Ferraris, che ha officiato la messa in memoria. Anche la nipote Laura Ferraris era presente. Durante la giornata commemorativa, è stata svelata una targa e una bacheca informativa poste sul punto preciso della prima sepoltura.
Questi elementi sono stati portati a braccio lungo il percorso da volontari Alpini. Gli Alpini di Laghi e i volontari della Protezione Civile di Arsiero hanno collocato una croce in legno accanto alla piccola baracca che segna il luogo della morte di Ferraris, a 1853 metri di quota. Il momento è stato descritto come un vero e proprio pellegrinaggio, arricchito da riflessioni sul legame profondo tra la sua vita militare e sportiva e il contesto bellico.
La commemorazione ufficiale del 110° anniversario della morte di Luigi Ferraris, avvenuta il 23 agosto 1915, si è tenuta all’interno della Tribuna dello stadio Luigi Ferraris. La celebrazione è stata la continuazione del tributo iniziato sul Monte Maggio. L’evento si è svolto in concomitanza con la prima partita in casa del Genoa, GenoaLecce, ed è culminato con un gesto simbolico di grande significato, descritto come un “ritorno a casa”.
Alle ore 18:00, mezz’ora prima del fischio d’inizio della partita, è avvenuto il “ricongiungimento della terra”. Una porzione di terra prelevata dalla cima del Monte Maggio – il luogo che custodì le spoglie di Ferraris per alcuni anni dopo la sua morte – è stata depositata e ricongiunta con la terra del Ferraris, sotto la Gradinata Nord nello stesso punto in cui era stata interrata la sua medaglia d’argento al valor militare nel 1933.
Il gesto è stato compiuto da un rappresentante dell’Associazione Nazionale Alpini Gruppo di Arsiero, Manuel Grotto (storiografo e volontario), che ha trasportato la terra in un elmetto della Prima Guerra Mondiale. Alla cerimonia mattutina e al momento prepartita erano presenti numerosi tifosi, la famiglia di Luigi Ferraris (guidata dalla nipote Laura, alla sua prima visita allo stadio intitolato allo zio), rappresentanti del Genoa CFC e delle istituzioni.
I partecipanti hanno onorato la memoria di Ferraris, ricordato come “ingegnere, calciatore, atleta, ufficiale, eroe, simbolo indelebile di coraggio, passione e lealtà”. La Fondazione Genoa e l’ACG hanno sottolineato come la tifoseria rossoblù abbia la peculiarità di “non dimenticare niente”.
Durante la commemorazione, sono state consegnate delle targhe alla nipote Laura, e sono state rese pubbliche alcune foto storiche di Ferraris e del Genoa, risalenti al periodo 19031915, inedite in 115 anni. La nipote Laura ha espresso grande commozione per lo spirito del Genoa che onora la memoria di un uomo che, giovanissimo, lasciò tutto per la guerra. La famiglia ha ricevuto il saluto della Gradinata Nord con lo striscione “Ferraris appartiene a tutti”.
